Quando la notte: un film di Cristina Comencini

Durante la rassegna Panoramica – I film di Venezia a Milano uno dei film che ho apprezzato e che attendevo di più è stato “Quando la notte” con Claudia Pandolfi e Filippo Timi, diretto da Cristina Comencini, regista e scrittrice che sceglie sempre una prospettiva originale per raccontare storie difficili. Tra i suoi film: “Bianco e nero” con Fabio Volo e Ambra Angiolini, “La bestia nel cuore” con Giovanna Mezzogiorno e Filippo Timi e “Va’ dove ti porta il cuore”.

Tratto dal romanzo omonimo della stessa Comencini, il lungometraggio “Quando la notte” (di cui potete leggere un giudizio sintetico qui) affronta un tabù del quale di rado avevo sentito parlare in modo così diretto: le difficoltà della maternità che possono spingere una donna a compiere gesti terribili e violenti verso i propri figli.

Ma veniamo alla trama

Marina, una giovane mamma, su consiglio del pediatra, si trasferisce per qualche tempo in montagna, “all’aria buona”, con il suo piccolo Marco. Prende in affitto un appartamento in una villetta isolata e piuttosto tetra in cui vive Manfred, una introversa guida alpina del posto. Una notte al bambino succede qualcosa che segnerà per sempre le vite di questi due sconosciuti.

L’enfasi è stata posta sulla prigionia psicologia della protagonista che si ritrova sola, senza un uomo in grado di capire i suoi stati d’animo ambivalenti di amore e violenza, e in un silenzio interiore, talmente cupo da far scattare un sentimento di repulsione verso la sua creatura indifesa.

Manfred è l’unico in grado di capirla. Viste le sue esperienze passate, non dà per scontato l’amore materno. Abbandonato, dalla madre da bambino e dalla moglie da adulto, ha sviluppato un atteggiamento sospetto verso le donne e ostentatamente misogino.

Il tema dell’abbandono unisce le storie dei due personaggi e si risolve nell’incontro di due solitudini: una forzata e vulnerabile alla disperata ricerca di comprensione ed una scelta, orgogliosa e schiva.

I due, dapprima si osservano, poi si cercano ed infine, forzatamente, instaurano un legame intenso e non facilmente descrivibile, che segna per sempre le loro vite e, da un certo punto di vista, le riporta alla normalità, alla serenità.

E’ un film sui sentimenti difficili e contrastanti, è un susseguirsi di dualismi:  estate-inverno, giorno-notte, amore-odio,  uomo-donna, madre-figlio, orgoglio-debolezza, pianto-silenzio, inabissamento-rinascita.

Cinematograficamente parlando, questo lungometraggio rappresenta un vero e proprio esperimento in quanto è stato girato a Macugnaga, sulle pendici del Monte Rosa, in condizioni estreme, in luoghi ameni, raggiungibili solo a piedi, e le riprese sono durate 7 mesi.

Filippo Timi sostiene di aver “re-imparato a camminare”, studiando il suo personaggio,  grazie all’aiuto della guida alpina Gianni Tagliaferri.

E la montagna, pericolosa, bella, fredda e maestosa come la più temibile delle tentazioni, è sicuramente uno dei protagonisti del film, è il motore delle azioni dei protagonisti.

Consiglio di vedere “Quando la notte” ad un pubblico femminile perché credo che sia arrivato il momento di avere maggiore consapevolezza di storie, che non sono poi così inusuali, come quella di Marina, e ad un pubblico maschile affinché si sia preparati a comprendere che per una donna è importante non sentirsi abbandonata a se stessa in certi momenti, per saper cogliere i segnali che permettono di evitare spiacevoli ed inconfessabili situazioni e gli inevitabili sensi di colpa che ne conseguono.

Qualche giorno prima della release del film Claudia Pandolfi, ai microfoni di Radio Deejay dove era ospite insieme a Filippo Timi, ha dichiarato di aver vissuto in prima persona le emozioni della protagonista del film e di aver superato la questione (che nel suo caso non ha avuto un epilogo violento) grazie alla comprensione del compagno che è stato capace di ascoltarla e supportarla.

E’ stato un film molto atteso che è uscito nelle sale lo scorso 28 ottobre ed ha suscitato non poche polemiche. Contrariamente a quanto qualcuno sosteneva durante la Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia – dove il film è stato presentato nella sezione “In concorso”-, non c’è un vero e proprio legame con i fatti di Cogne che hanno segnato l’opinione pubblica non troppi anni fa, sebbene la storia riguardi la violenza che una madre infligge al proprio bambino e sia ambientata in una casa isolata in un paese di montagna.

Il pubblico, anche quello più scettico, ha apprezzato il lungometraggio e si è lasciato coinvolgere dalla storia.

La critica, invece, ha sancito una valutazione diversa,  stroncandolo, in parte, e facendosi sopraffare dai preconcetti di chi, guardando un film, vuole a tutti i costi provare le stesse identiche emozioni che ha provato nel leggere il romanzo. Si pecca di superficialità, a mio avviso, se, oltre a tener conto della trasposizione da un media ad un altro, non si considera che uno degli obiettivi del cinema è permettere ad un messaggio, piuttosto ostile alle coscienze dei più, di raggiungere il grande pubblico. E ciò, inevitabilmente, rende necessario il ricorso a qualche semplificazione o compromesso.

Voi cosa ne pensate? Avete visto il film? Avete in programma di andarlo a vedere?

Chi lo ha già visto può rispondere la sondaggio Quale personaggio del film Quando La Notte avete amato di più? sulla pagina Facebook dedicata a “Quando la notte”. La mia risposta? Manfred, come potrebbe essere diversamente vista la mia forte simpatia verso Filippo Timi ?!

Ed ecco il trailer. Scrivetemi i vostri feedback in un commento.

 

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