Women without men – Donne senza uomini – Zanan bedoono mardan

Estate 1953, Tehran.

Quattro donne, diverse per appartenenza sociale, si incontrano in un luogo incantato in cui trovano l’agognata indipendenza e possono liberamente confrontarsi costruendo un robusto rapporto d’amicizia. Sullo sfondo il colpo di stato, tramato dalla CIA con l’accondiscendenza britannica, che depose il Primo Ministro democraticamente eletto, Mohammad Mossadegh, e restaurò lo Shah al potere. La storia di un Paese rimasta celata fino all’11 settembre 2001 quando i riflettori si sono accesi su tutto il Medio Oriente.

Con Women without men Shirin Neshat, la debuttante regista iraniana vincitrice del Leone d’Argento per la Regia alla 66a Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia,  propone una riflessione sulla situazione storica che ebbe come conseguenza la rivoluzione islamica e portò l’Iran ad essere come oggi lo conosciamo.

È un’artista, una fotografa, e anche una regista che nei suoi lavori  affronta i temi dei valori sociali e religiosi alla base dell’identità delle donne musulmane.

Grazie a due video installazioni ha vinto il Premio Internazionale d’Arte della 48a Biennale di Venezia.

Questo film è un omaggio alla “memoria di quelli che persero la propria vita nella battaglia per la libertà e la democrazia in Iran – dalla Rivoluzione Costituzionale del 1906 al Green Movement del 2009”, come ha dichiarato la stessa Shirin Neshat.

Ed oggi come nel 1953 la voce dell’Iran, dopo 57 anni di silenzio, provocato da forze interne ed estere, è diventata di nuovo assordante e riecheggia per le strade di Tehran.

In occasione della presentazione del film alla Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia, la Sala Grande del Palazzo del Cinema si è colorato del verde delle numerose sciarpe  con le quali il pubblico ha spontaneamente accolto il cast del film e la regista, visibilmente emozionata, che, con un sorriso, ha trasmesso tutta la forza e il coraggio che la contraddistinguono.

La regista, ispirandosi al romanzo “Women without men” di Shahrnush Parsipur del 1989, ha voluto raccontare la storia dell’Iran contemporaneo ed è riuscita a trasportare nel film i tratti della sua arte e la poesia della visione delle sue video installazioni.

Il sonoro è impressionante e si adegua al ritmo lento ma ben calibrato del film che permette di riflettere sugli spunti suggeriti e di cibarsi delle magnifiche visioni proposte dall’artista.

La fotografia di Martin Gshlacht fa di Women without men un’opera con un segnato carattere visuale. I colori seppia che caratterizzano le immagini di Tehran si contrappongono ai colori vivi del giardino, il luogo magico in cui si incontrano le protagoniste.

Atmosfere surrealiste e scorci realistici di Tehran si mescolano continuamente.

Il film è stato girato in Marocco, in una Casablanca che ricorda la Tehran degli anni ’50.

I personaggi principali sono interpretati da Shabnam  Tolouei (Faezeh), Arita Shahrzad  (Fakhri), Pegah Ferydoni (Munis), Orsi Tóth (Zarin).

Quattro protagoniste per declinare la condizione della donna in un territorio in cui questo è ancora oggi un argomento problematico, una voglia comune di riscatto, un dolore che si dissolve in uno spazio a tratti metafisico, il giardino, luogo della pace, di rifugio, dove ognuno può sentirsi al sicuro.

E il giardino ha un significato metaforico, poetico, mutuato dalla cultura islamica e persiana: nelle opere dei classici, come Hafez, è lo spazio della trascendenza spirituale, afferma la regista, e nella cultura iraniana assume i tratti politici suggerendo l’idea di esilio, indipendenza e libertà.

Un altro topic trattato dalla regista è quello del velo che non deve però trarre in inganno: il chador non è visto come un simbolo della repressione perché negli anni 50’ le donne iraniane avevano la possibilità di scegliere, e infatti due delle quattro protagoniste non indossano il velo.

Un film “impegnato” che vale la pena di vedere per emozionarsi e provare a capire meglio la storia di un popolo di cui si conosce solo la storia più recente e, purtroppo, drammatica.

Rimane da chiedersi se questo film uscirà mai in Iran.

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Angela Belcastro

Angela Belcastro

Founder a Soapmotion.com
Digital Marketing Specialist per lavoro e appassionata di cinema, cucina, moda, prodotti di bellezza, nuove tecnologie, viaggi e e-commerce. Ho fondato Soapmotion.com nel 2010 per raccontare le mie passioni e condividere quelle piccole "scoperte" che rendono straordinario il mio quotidiano. Il mio motto? "La vita è una bolla di sapone e io ci pattino sopra".